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mercoledì 5 aprile 2017

Riapre a Palermo l'antico convento di Santa Caterina: ospitava suore di clausura

E così anche lo stretto confessionale in pietra, il giardino, i lunghi e silenziosi corridoi, le celle delle suore di clausura con i lettini ordinati e puliti, il refettorio, le grandi cucine. Ma soprattutto la ruota dove non passavano solo i vettovagliamenti e i dolci. Per secoli su questa ruota, che padre Giuseppe Bucaro direttore dei beni culturali della Curia mostra spiegandone la funzione caritatevole, venivano lasciati anche i bambini abbandonati. E le suore se ne prendevano cura per assicurare loro una sopravvivenza decorosa ma un futuro pur sempre incerto. Il convento di Santa Caterina di piazza Bellini, nel cuore di Palermo, che si porta dietro una storia lunga sette secoli, si apre per la prima volta al pubblico da sabato. Per pochi giorni e non tutto ma una parte: il chiostro maiolicato con la fontana progettata da Ignazio Marabitti e la statua di San Domenico, il giardino che riecheggia la bellezza del cosmo, la sacrestia, la sala capitolare dove le suore leggevano e apprendevano le regole dell’ordine monastico, la sala della priora che ancora mostra alle pareti le ceroplastiche con santi e bambinelli fatte dalle suore.
Questi luoghi, che la Curia farà diventare museo etno-antropologico e centro di teologia della bellezza, raccontano una storia antica e custodiscono molti segreti che sarà possibile svelare. Il convento, con il suo enorme complesso e la chiesa con una cupola gigantesca, fu costruito tra il 1310 e il 1329 per volere di Benvenuta Magistro Angelo appartenente a una ricca famiglia aristocratica. Nel Quattrocento la struttura, nata come ospizio delle «repentite», è diventata convento per monache di clausura. Ne ha ospitate tante: in un certo periodo anche 400. La maggior parte provenivano da influenti famiglie nobiliari. Ma non tutte, ricorda la storica Patrizia Sardina, varcavano quelle grate per una libera scelta. Poche per vocazione, altre per evitare un matrimonio sgradito, alcune per preservare l’eredità patrimoniale di fratelli con un destino già progettato nel segno della ricchezza e del potere.
Il convento fu un punto di snodo di rapporti complessi e di alleanze politiche e sociali. Il monastero visse per questo in una grande prosperità ma fu anche un luogo in cui si confezionavano medicamenti e cosmetici con le rose coltivate in giardino e si impastavano in una enorme «balata» i dolci resi celebri dalla tradizione e dalla letteratura come le «minne di virgini» (seni di vergini) e il «trionfo di gola». Quest’arte che sopravvisse fino agli anni Settanta del secolo scorso sarà ripresa dagli chef Peppe e Luigi Giuffré seguendo le antiche ricette delle monache. I dolci rivisitati saranno disponibili in un punto di ristoro del convento che si progetta di aprire interamente. Padre Bucaro prevede interventi per 5 milioni sui beni artistici: il complesso ne conserva molti e di autori importanti come Antonello Gagini e Giovan Battista Ragusa.
Si cercano non solo fondi pubblici ma privati.

www.gds.it

venerdì 24 marzo 2017

A piedi da Palermo ad Agrigento: la Sicilia riscopre la Magna Via Francigena

Un’antica via percorsa nei secoli da pellegrini, commercianti, soldati e viaggiatori. Un tracciato che univa insediamenti, villaggi o centri embrionali di traffici e scambi.  E, soprattutto, due mari, due porti. Da Palermo ad Agrigento è tornata alla luce, dopo secoli di abbandono, la Magna Via Francigena, un percorso di circa 160 km che attraversa 15 comuni, 3 provincie e diverse diocesi.

Presentato nella sede della curia di Agrigento, il progetto recupera e promuove questo originale percorso che permetterà, a tutti gli amanti del cammino, di avventurarsi alla scoperta della Sicilia interna e delle sue ricchezze rurali. L’inaugurazione vera e proprio ci sarà a giugno, con il primo cammino ufficiale, ma già nei mesi precedenti guide ambientali escursionistiche accompagneranno camminatori e appassionati per regalar loro qualche “assaggio” di alcune delle 8 tappe previste. “Solo il procedere a passo lento permette di scoprire la vera bellezza – spiega il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento -. Il pellegrino infatti possiede uno sguardo diverso, un di più che tanti turisti non hanno: possiede il cielo…”.

“Il percorso tocca tutta una serie di piccoli centri dove fino a qualche anno fa sarebbe stato difficile pensare di portare qualcuno a camminare – spiega a Palermo Today Davide Comunale, dell’associazione Cammini Francigeni di Sicilia -.  È un percorso che cerca di ritrovare un po’ le origini della nostra storia normanna e il nostro rapporto tra le componenti arabe e musulmane. Chi arrivando dall’estero o dal nord Italia si è ritrovato a camminare nel nostro percorso si è stupito nell’incontrare dei paesaggi che erano fuori dalle loro aspettative. I cammini francigeni sono cammini di resistenza, la resistenza della gente che vuole far conoscere il meglio del proprio territorio e investe energie perché ci crede”.

Promosso dal comune di Castronovo di Sicilia e dal partenariato diffuso di tredici Comuni, dalla diocesi di Agrigento e con il supporto dall’associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia, il tracciato è aperto a tutti, turisti in cerca di emozioni, trekker, sportivi, etnologi, collezionisti di pietre antiche, appassionati di chiese romaniche e chiunque ami viaggiare a piedi. Un gruppo di ricercatori ha messo a sistema i lavori sulla viabilità storica dell’Isola dal periodo greco-romano a quello borbonico, concentrandosi su un momento specifico: l’arrivo dei cavalieri Normanni in Sicilia alla fine dell’XI secolo d.C. La collaborazione con i principali poli universitari nazionali ha permesso di approfondire lo studio bibliografico e cartografico del sistema stradale del periodo in questione, e di mappare il territorio, attraverso la collaborazione dei camminanti, alla ricerca di testimonianze, monumenti e resti visibili. 

Lungo la Magna Via Francigena per mangiare e dormire si potrà scegliere tra accoglienza “pellegrina”, organizzata da parrocchie o associazioni, case dei “paesi albergo”, dove i privati aprono le porte delle proprie abitazioni con un prezzo calmierato, ostelli della gioventù o classici bed and breakfast, agriturismi e hotel.

www.gazzetta.it

martedì 21 marzo 2017

Teatro Biondo di Palermo, a 5 euro per gli under 25

«Per i giovani non ci vuole un capitale», con questo slogan il teatro Biondo di Palermo, in sintonia con le iniziative promosse dall'amministrazione comunale per «Palermo Capitale Italiana dei Giovani 2017», lancia una campagna promozionale a favore degli under 25. Fino alla fine della stagione in corso, i giovani potranno assistere agli spettacoli in programma al Biondo, sia in Sala Grande sia in Sala Strehler, usufruendo di un biglietto unico di 5 euro.

La promozione non prevede la prevendita, i biglietti possono essere acquistati poco prima dello spettacolo per tutte le tipologie di posti disponibili dal secondo settore. L’iniziativa si aggiunge a quanto già il Teatro Biondo ha previsto per la promozione della cultura tra i giovani: biglietti scontati del 50% per gli studenti, visite guidate, attività nelle scuole, bandi per giovani artisti e corsi per attori della «Scuola dei mestieri dello spettacolo».

«I ventenni di oggi sono la classe dirigente di domani, e una classe dirigente non può essere incolta - afferma il direttore del Biondo Roberto Alajmo - Il nostro dovere è cercare di renderli consapevoli del loro ruolo. Questa iniziativa vuole essere un piccolo contributo verso questa consapevolezza».